Mostra virtuale
Firenze 2025
Esporre a pochi passi dalla cupola del Brunelleschi rappresentò per me un momento importante: fu la prima volta in cui il mio lavoro prese corpo in uno spazio reale e incontrò direttamente lo sguardo degli altri.
Il percorso iniziò con *Trame invisibili*, una fotografia nata dalla mia esperienza con il Parkinson, una presenza spesso invisibile capace di modificare gesti, tempi ed equilibri.
Avevo scelto la fotografia perché, quando le parole diventavano difficili, le immagini riuscivano ancora a parlare.
Quei fili sottili rappresentavano ciò che trattiene, ma anche ciò che tiene insieme. Erano la metafora di una fragilità nascosta e, allo stesso tempo, della forza necessaria per attraversarla.
Non volevo raccontare semplicemente una malattia. Volevo rendere visibile quello spazio che esiste tra ciò che viviamo dentro di noi e ciò che gli altri riescono a vedere.
A Firenze, *Trame invisibili* smise di essere soltanto una parte della mia storia. Incontrando i visitatori, diventò condivisione, riconoscimento ed empatia.
Quella prima esposizione mi confermò che la fotografia poteva trasformare una difficoltà in un linguaggio e l’esperienza personale in un luogo d’incontro.
Perché non tutto ciò che conta è visibile.
E, a volte, sono proprio le nostre trame invisibili a raccontare più profondamente chi siamo.