Fotografia · Natura · Racconto

Oltre il tremore

Mostre fotografiche online tra natura, paesaggio, fauna e ricerca personale.

Questa galleria nasce dal mio sguardo sul mondo. Sono fotografie scattate da me, immagini di momenti, dettagli e luoghi che hanno attirato la mia attenzione e che ho sentito il bisogno di fermare. Ogni fotografia racconta qualcosa che ho visto, ma anche il modo in cui…

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Questa galleria nasce dal mio sguardo sul mondo. Sono fotografie scattate da me, immagini di momenti, dettagli e luoghi che hanno attirato la mia attenzione e che ho sentito il bisogno di fermare. Ogni fotografia racconta qualcosa che ho visto, ma anche il modo in cui l’ho vissuto. Ho il Parkinson. Fa parte della mia vita e inevitabilmente anche del mio modo di fotografare. Il tremore, il movimento, la difficoltà di controllare completamente un gesto potrebbero sembrare ostacoli per chi cerca di catturare un’immagine. Per me, invece, la fotografia è diventata anche un modo per continuare a scegliere dove posare lo sguardo. Oltre il tremore non vuole raccontare soltanto una malattia. Vuole raccontare ciò che rimane possibile: osservare, cercare, aspettare un istante, riconoscere qualcosa di bello o significativo e provare a conservarlo in uno scatto. Queste fotografie non chiedono di essere guardate con compassione. Chiedono semplicemente di essere guardate. Perché una mano può tremare, ma lo sguardo può ancora essere fermo.

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Fotografia naturalistica, paesaggio, macrofotografia e progetti d’autore raccolti in percorsi tematici.

Facade of Florence Cathedral from Piazza Duomo

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Soglie di luce

Dal Duomo alle spiagge, la mostra segue passaggi di scala: piazze, notti, animali, un fiore e il mare come variazioni di una stessa attenzione per il limite.

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Questa sequenza attraversa Firenze e poi si allarga verso altri margini luminosi: la piazza monumentale, la strada notturna, il passaggio di animali e il dettaglio di una rosa, fino alle immagini del mare e del paesaggio collinare. Il filo non è geografico, ma formale: superfici, bordi, attraversamenti, intervalli di luce. Ogni fotografia misura un diverso modo di stare sulla soglia, tra compattezza e apertura, presenza e distanza, ritmo urbano e respiro naturale. La mostra si chiude su un orizzonte ampio, dove la luce resta mobile ma più quieta.

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Montagna con neve e lago

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Strati di soglia

Paesaggio, volo e microforme si alternano come passaggi di scala, dal territorio aperto al dettaglio che trattiene la luce.

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Questa sequenza mette in relazione vedute ampie, presenze animali e primi piani vegetali o acquatici per costruire un percorso di soglie. I piani del paesaggio si aprono e si comprimono, mentre il volo degli uccelli, la crescita dei fiori e la materia dell’acqua introducono variazioni di scala e di ritmo. Ne emerge un insieme coerente ma non uniforme: ogni immagine sposta l’attenzione, dal territorio letto dall’alto alla forma minima che concentra il visibile in un punto preciso.

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Dettaglio crateri lunari sulla superficie

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Atlante lunare

Una sequenza di falci e dischi quasi pieni che legge la Luna come materia, rilievo e soglia di luce su fondo nero.

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Questa mostra segue la Luna come si seguirebbe una mappa: non per il suo alone simbolico, ma per le trasformazioni minute che la luce rende visibili sulla sua superficie. Le immagini alternano falci, quarti e dischi quasi pieni, isolando crateri, mari scuri e terminatori in un campo nero che elimina ogni distrazione. La sequenza non cerca un crescendo spettacolare, ma un avvicinamento progressivo alla materia del satellite, fino a farne una presenza compatta, leggibile e quieta.

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Intervento al microfono durante la presentazione di Prigioniero di Mister Park a Sciacca

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Scene al tavolo

Dal dibattito alla festa, dalla vetrina al teatro sacro, una sequenza di presenze ravvicinate e gesti condivisi.

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Questa revisione mette in relazione immagini molto diverse per soggetto, ma unite da un medesimo principio di prossimità: persone raccolte intorno a un tavolo, oggetti esposti dietro un vetro, corpi costruiti per essere guardati da vicino. La sequenza passa dalla parola pubblica al convivio, poi alla maschera e infine alla rappresentazione sacra, seguendo un crescendo di intensità visiva. Il percorso non cerca una continuità narrativa lineare, ma una progressione di toni: ascolto, scambio, ornamento, rito. In questo equilibrio la mostra trova un asse più preciso e memorabile.

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Cicogne nel nido su traliccio elettrico

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Cieli di margine

Cicogne, piccoli uccelli, macro vegetali, fontane e un cane sulla battigia: episodi diversi tenuti insieme da appoggi minimi e da un orizzonte sempre vicino.

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Questa selezione mette in relazione gesti e scale diverse senza spezzarne la misura comune. Le cicogne costruiscono il nucleo più esteso della mostra, alternando sosta, slancio e atterraggio sopra nidi innestati nelle infrastrutture. Attorno a quel centro si aprono deviazioni di scala: piccoli uccelli trattenuti da spine, rami o ringhiere, dettagli vegetali osservati da vicino, la vibrazione luminosa delle fontane e la quiete di un cane in spiaggia. In ogni immagine il margine non è sfondo, ma soglia concreta tra appoggio e passaggio.

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Carnevale Notturno Con Maschera Meccanica

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Carnevale, volto, devozione

Dalla macchina luminosa del festeggiamento alla figura sacra raccolta nel silenzio: tre immagini per misurare il passaggio dalla scena pubblica al rito trattenuto.

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Questa sequenza mette a confronto due registri della presenza collettiva: l’eccesso luminoso del carro allegorico e la compostezza dell’immagine sacra. Le prime fotografie aprono nello spettacolo notturno, dove il costume diventa macchina e il volto si offre come superficie teatrale; l’ultima restringe invece lo spazio, riduce il contesto e affida tutto alla frontalità della statua. La mostra si muove così dall’espansione alla concentrazione, lasciando che ornamento, luce e cornice definiscano il passaggio dalla festa al raccoglimento.

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Sorriso e sagoma in libreria urbana

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Presenze in soglia

Ritratti, animali e paesaggi costruiti su vicinanza, attesa e superfici di passaggio.

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Questa mostra intreccia ritratti ravvicinati, animali colti nel loro assetto quieto e paesaggi ridotti a linee, soglie e stratificazioni. In ogni immagine il punto decisivo non è l’evento, ma la distanza: tra volti e obiettivo, tra figura e sfondo, tra luce e ombra, tra corpo e materia. Ne nasce un percorso compatto ma mobile, dove la presenza si misura attraverso inclinazioni minime, contrasti netti e pause visive. La sequenza alterna aperture intime, sviluppi corali, variazioni di scala e una chiusura che riporta tutto a un’attenzione trattenuta.

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