RACCONTO PERSONALE

Trame invisibili: undici mesi dopo, io e Mister Park

Undici mesi fa esponevo, per la prima e finora unica volta, un mio scatto: “Trame invisibili”. Ricordo ancora quel giorno e l’emozione enorme che provai. È una di quelle emozioni che non…

Undici mesi fa esponevo, per la prima e finora unica volta, un mio scatto: “Trame invisibili”.

Ricordo ancora quel giorno e l’emozione enorme che provai. È una di quelle emozioni che non passano con il tempo. Ancora oggi me la porto nel cuore.

Eppure, dietro quella fotografia e dietro il sorriso di quel momento, c’era una parte di me che stava facendo molta fatica. Non stavo bene. Mister Park si faceva sentire e non avevo ancora iniziato la terapia con la levodopa. Il mio corpo cominciava a parlare una lingua che non conoscevo e io dovevo ancora imparare ad ascoltarla.

Sono passati undici mesi.

Oggi, guardandomi indietro, mi accorgo di quanta strada ho fatto. Sono migliorato tantissimo. Non è stato un percorso dritto e semplice. Ci sono stati giorni buoni e giorni più complicati, momenti in cui mi sono sentito forte e altri in cui Mister Park mi ha ricordato, senza chiedere permesso, che lui è ancora qui.

Ma ci sono anch’io.

Forse è questa la cosa più importante che ho capito in questi mesi.

Mister Park può rallentare un gesto, rendere più difficile una giornata, cambiare i programmi. Può mettermi alla prova. Ma non può decidere cosa provo davanti a una fotografia, non può spegnere la mia curiosità e soprattutto non può portarmi via il desiderio di raccontare ciò che vedo attraverso i miei occhi.

A volte penso proprio a quel titolo: “Trame invisibili”.

Allora era il nome di una fotografia. Oggi mi sembra quasi il titolo di questi undici mesi. Perché invisibili sono molti dei fili che tengono insieme una persona: la paura, la forza, la fragilità, la pazienza, le piccole conquiste quotidiane. Da fuori spesso non si vedono, ma esistono. E sono proprio quei fili a raccontare chi siamo.

Non so quando esporrò di nuovo una mia fotografia. Mi piace però pensare che quella non sia stata l’ultima volta, ma soltanto la prima.

Nel frattempo continuo a fotografare, a osservare e a vivere.

Con i miei alti e bassi.

Con Mister Park al mio fianco, anche quando farei volentieri a meno della sua compagnia.

E con una certezza che undici mesi fa forse non avevo ancora: io non sono Mister Park. Io sono molto di più.

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