RACCONTO PERSONALE

Cinque minuti di buio

Ci sono giorni in cui mi passa per la testa di farla finita. Giorni storti, pesanti, in cui tutto sembra diventare più grande di me e i pensieri fanno un casino tremendo.…

Ci sono giorni in cui mi passa per la testa di farla finita. Giorni storti, pesanti, in cui tutto sembra diventare più grande di me e i pensieri fanno un casino tremendo.

Poi mi metto a scrivere.

Scrivo quello che sento, senza filtri, anche le cose peggiori. E mentre le parole escono succede qualcosa. Le rileggo e penso: “Ma quanto sono coglione anche solo a pensare una cosa del genere?”

Perché io non sono soltanto quei cinque minuti di buio. Non sono la voce che mi dice che non ce la faccio più. Sono anche quello che, cinque minuti dopo, riesce a mandarla a fanculo.

Mi ricordo che sono più forte di Mister Park, più forte di tutti quei gechi e vampiri che mi frullano per la testa e cercano di trasformare ogni problema in una montagna. Possono fare tutto il rumore che vogliono, ma la testa è mia. E alla fine decido io a chi dare ascolto.

Allora mi rimetto in gioco. Magari non risolvo tutto in un secondo e magari domani avrò un’altra giornata storta, però ricomincio da qualcosa. Una cosa piccola, concreta. Mi rialzo, faccio quello che devo fare e torno a guardare avanti.

E piano piano ritorno positivo.

Forse è proprio questa la mia forza: non essere sempre invincibile, ma riuscire a riprendermi quando la mia stessa testa prova a buttarmi giù. Cadere nei pensieri peggiori e poi trovare dentro di me quella voce che dice: “No. Non finisce qui.”

Finché riesco a scrivere quella frase, significa che una parte di me sta ancora combattendo.

E quella parte, ogni volta, scelgo di ascoltarla.

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